La semplificazione della complessità nei nostri stili di vita si va radicalizzando. La sottrazione e la riduzione ai basics rappresentano oggi una cifra distintiva emergente nei consumi. Il consumatore, sempre più insofferente al sovraccarico visuale e al consumismo insostenibile, sceglie di aderire a un imperativo etico radicale: l’ipersemplicità.
Questa scelta non implica una rinuncia ai piaceri e alle comodità della vita (il cibo, i viaggi, il divertimento, i consumi culturali) né tantomeno alla qualità, ma un ritorno alla sostanza e alla funzionalità.
Nell’ambito della mobilità questo atteggiamento si traduce nella ricerca e nell’emergere di forme di mobilità - soprattutto urbana - alternative. Questo tema è, infatti, sempre più al centro di dibattiti, proposte di legge, piani di sviluppo urbanistici che cercano di far fronte all’emergenza traffico e di conseguenza alla congestione e all’inquinamento delle città. Quello in atto è un processo che la crescente sensibilità verso le tematiche ambientali e il più recente aumento del costo del carburante hanno contribuito ad accelerare. Un processo di ridefinizione delle modalità di mobilità metropolitana al cui centro c’è sempre meno l’automobile.

E più di altri mezzi è la bicicletta a rappresentare la possibilità di un ri-equilibrio degli spostamenti cittadini. Sono sempre di più le città europee che offrono servizi di
bike sharing.
Come il Velib parigino, il cui nome nasce dalla crasi di Vèlò e Libertè, basato proprio sul principio che le due ruote siano oggi il mezzo che permette maggiore libertà di movimento. E che libera dal senso di colpa nei confronti dell’ambiente. Call-a-bike è il nome del servizio promosso dalle Ferrovie Tedesche, che rende disponibili le biciclette sostanzialmente ovunque e il noleggio gestibile con un sms.

In alcune città olandesi sono stati istallati dei veri e propri
Bike Dispenser, sistemi completamente automatizzati - collocati nei punti nevralgici come stazioni ferroviarie, autostazioni o grandi parcheggi – con alla base l’idea di agevolare il lavoratore pendolare nei propri spostamenti.
E per chi non se la sentisse di abbandonare il proprio mezzo, in caso di pioggia improvvisa o di spese ingombranti fuori programma o semplicemente per evitare un ritorno solitario oltre una certa ora, a Tokyo un taxi appositamente attrezzato trasporta cliente e bicicletta a casa propria. In alternativa basta munirsi di una bicicletta pieghevole, come quelle prodotte da Bickerton o Brompton, che si rimpiccioliscono al punto da essere trasportate in una comoda borsa.
Ma non è tutto. Il centro di Manhattan è sempre più affollato di Pedicab. Una sorta di risciò a pedali, che per un dollaro a isolato danno passaggi facendo lo slalom tra i taxi fermi nell’ora di punta. I ciclotaxi di New York sono circa 500 e sono al centro di una battaglia che sta diventando anche politica intorno alla legge che ne dovrebbe regolare la circolazione. Del resto il servizio urbano di taxi a pedali è in piena diffusione anche in Europa.

Da Berlino a Barcellona ad Amsterdam gli
Ecocabs – si chiamano così – trasportano comodamente fino a tre persone. Ecologici, silenziosi ed efficaci strumenti promozionali. A Barcellona, ad esempio, il marchio di abbigliamento giovanile Desigual ne sponsorizza il design e le divise dei 14 conducenti.

In alcuni negozi della Danimarca l’
Ikea ha introdotto un servizio aggiuntivo per i propri clienti, ovvero la possibilità di noleggiare gratuitamente una bicicletta con apposito carrello per trasportare la merce acquistata fino a casa.
L’idea è nata dopo che una ricerca ha evidenziato che nel paese il 20% dei clienti Ikea arriva in negozio in bicicletta, e che molti altri clienti si spostano facendo ricorso esclusivamente ai mezzi pubblici.