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13/01/2009
La macchina minima

La semplificazione della complessità nei nostri stili di vita si va radicalizzando. La sottrazione e la riduzione ai basics rappresentano oggi una cifra distintiva emergente nei consumi. Il consumatore, sempre più insofferente al sovraccarico visuale e al consumismo insostenibile, sceglie di aderire a un imperativo etico radicale: l’ipersemplicità.
 
Questa scelta non implica una rinuncia ai piaceri e alle comodità della vita (il cibo, i viaggi, il divertimento, i consumi culturali) né tantomeno alla qualità, ma un ritorno alla sostanza e alla funzionalità.
 
Nell’ambito della mobilità questo atteggiamento si traduce nella ricerca e nell’emergere di forme di mobilità - soprattutto urbana - alternative. Questo tema è, infatti, sempre più al centro di dibattiti, proposte di legge, piani di sviluppo urbanistici che cercano di far fronte all’emergenza traffico e di conseguenza alla congestione e all’inquinamento delle città. Quello in atto è un processo che la crescente sensibilità verso le tematiche ambientali e il più recente aumento del costo del carburante hanno contribuito ad accelerare. Un processo di ridefinizione delle modalità di mobilità metropolitana al cui centro c’è sempre meno l’automobile.
 
VelibE più di altri mezzi è la bicicletta a rappresentare la possibilità di un ri-equilibrio degli spostamenti cittadini. Sono sempre di più le città europee che offrono servizi di bike sharing.
Come il Velib parigino, il cui nome nasce dalla crasi di Vèlò e Libertè, basato proprio sul principio che le due ruote siano oggi il mezzo che permette maggiore libertà di movimento. E che libera dal senso di colpa nei confronti dell’ambiente. Call-a-bike è il nome del servizio promosso dalle Ferrovie Tedesche, che rende disponibili le biciclette sostanzialmente ovunque e il noleggio gestibile con un sms.
 
Bike DispenserIn alcune città olandesi sono stati istallati dei veri e propri Bike Dispenser, sistemi completamente automatizzati - collocati nei punti nevralgici come stazioni ferroviarie, autostazioni o grandi parcheggi – con alla base l’idea di agevolare il lavoratore pendolare nei propri spostamenti.
 
E per chi non se la sentisse di abbandonare il proprio mezzo, in caso di pioggia improvvisa o di spese ingombranti fuori programma o semplicemente per evitare un ritorno solitario oltre una certa ora, a Tokyo un taxi appositamente attrezzato trasporta cliente e bicicletta a casa propria. In alternativa basta munirsi di una bicicletta pieghevole, come quelle prodotte da Bickerton o Brompton, che si rimpiccioliscono al punto da essere trasportate in una comoda borsa.
 
Ma non è tutto. Il centro di Manhattan è sempre più affollato di Pedicab. Una sorta di risciò a pedali, che per un dollaro a isolato danno passaggi facendo lo slalom tra i taxi fermi nell’ora di punta. I ciclotaxi di New York sono circa 500 e sono al centro di una battaglia che sta diventando anche politica intorno alla legge che ne dovrebbe regolare la circolazione. Del resto il servizio urbano di taxi a pedali è in piena diffusione anche in Europa.
ecocabsDa Berlino a Barcellona ad Amsterdam gli Ecocabs – si chiamano così – trasportano comodamente fino a tre persone. Ecologici, silenziosi ed efficaci strumenti promozionali. A Barcellona, ad esempio, il marchio di abbigliamento giovanile Desigual ne sponsorizza il design e le divise dei 14 conducenti.
 
IkeaIn alcuni negozi della Danimarca l’Ikea ha introdotto un servizio aggiuntivo per i propri clienti, ovvero la possibilità di noleggiare gratuitamente una bicicletta con apposito carrello per trasportare la merce acquistata fino a casa.
L’idea è nata dopo che una ricerca ha evidenziato che nel paese il 20% dei clienti Ikea arriva in negozio in bicicletta, e che molti altri clienti si spostano facendo ricorso esclusivamente ai mezzi pubblici.

 
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